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Le radici segrete della pittura

La pittura di Franco Gianelli, noto col soprannome di Grota, è spesso vista come il frutto ingenuo di uno spirito naif. E’ indubbiamente riscontrabile nell’opera del nostro artista quest’influenza, ma del tutto marginale ed intesa più come atteggiamento esistenziale che come aderenza ad un movimento artistico. Va piuttosto considerato nella sua poetica un influsso ben più caratterizzante e incisivo, derivante da un’osservazione acuta e intelligente di alcuni autori fondamentali delle avanguardie storiche.

Paul Cézanne ad esempio, uno dei grandi progenitori delle Avanguardie, per quanto riguarda la rottura dei volumi in forme cromatiche disposte sinteticamente a creare una realtà “altra”, secondo una nuova funzione della pittura, non più schiava del dato naturalistico. Il maestro di Aix-en-Provence affermava che tutto ciò che l’occhio registra è riconducibile ad elementari forme geometriche; dal­l’enunciazione di questa teoria meglio si comprende l’opera di Picasso e di Braque e degli artisti dell’astrazione assoluta che poco più tardi si affacceranno sul panorama innovativo d’Europa.

E proprio dall’esame dell’opera di Picasso, Gianelli è arrivato alla deformazione dei suoi personaggi, più suadenti certo di quelli drammatici del maestro di Malaga.
Un altro elemento denota la curiosità e l’interesse di Grota per la pittura contemporanea: la cornice, non più sentita come un limite invalicabile, o come mero elemento ornamentale, ma come naturale continuazione dell’immagine dipinta.

Nell’opera dell’artista predappiese è avvertibile inoltre una sorta di innocente naturalezza, chiaro frutto della sua formazione non accademica, istintiva, succhiata come il latte materno da tutte le opere d’arte contemporanea capitate sotto i suoi occhi curiosi e appassionati.

Francesco Giuliari
Gabriele Zelli

 

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Grota Studio - martedė 07 settembre 2010 - Credits